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Politici Per Caso: Democrazia – pratiche e modelli, tra locale e globale – 22/05/2020

La Democrazia è in costante evoluzione. Nuove pratiche vengono sperimentate nel mondo a tutti i livelli amministrativi: città, province, regioni, stati… 

Ma non è solo la pratica a far compiere passi avanti alla Democrazia. Anche la teoria negli ultimi anni ha portato alla luce studi e modelli interessanti ed innovativi. 

 

Abbiamo parlato di tutto questo con:

 

Marco Cappato – Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Fondatore di Eumans

Ciò che osserviamo è che la politica elettorale è per sua natura votata al breve periodo e al livello per lo più nazionale. La democrazia deliberativa integra quella elettorale per affrontare in modo adeguato temi di lungo periodo e temi di ordine locale o transnazionale.

Nel XXI secolo, dobbiamo anche capire che l’online e il telematico non sono la panacea ma possono svolgere un grande ruolo in democrazia per rimediare ad alcuni deficit democratici. Ad esempio, la sottoscrizione online di una iniziativa di legge in Italia non è possibile. A livello europeo sì, con le ECI “European Citizens Initiative”. Come l’iniziativa stopglobalwarming.eu che propone di abbassare le emissioni di CO2, tassandole, per tagliare così le tasse sul lavoro.

 

Daniela FilbierPresidente Più Democrazia in Trentino

La democrazia è una cassetta degli attrezzi: elettorale, diretta, deliberativa, a sorteggio. Talvolta è meglio ricorrere a un tipo di democrazia, altre volte meglio ricorrere a un’altra. Per capire come e quando usarle, bisogna guardare al locale e all’internazionale per prendere spunto dalle esperienze. Ve ne sono di importanti e di pessime. Molto importanti sono le esperienze nei comuni, ciò che più di tutto sta vicino ai cittadini. Perché la democrazia la si comprende quando la si può esercitare.

Rispetto a Trento, nella provincia gemella di Bolzano sono molto più avanti, hanno una legge completa sulla democrazia diretta. Tuttavia, in alcuni comuni della Provincia di Trento noi abbiamo ottenuto lo stesso risultato, anzi forse migliore. È stato elaborato un nuovo statuto comunale dopo tre anni di lavoro che contiene strumenti molto innovativi: l’iniziativa dei cittadini; il referendum propositivo e confermativo su un numero ampliato di materie, anche quelle urbanistiche, prima escluse. Non solo, ma possono essere messe a referendum anche le delibere del Comune, con la raccolta di un piccolo numero di firme. Abbiamo introdotto inoltre il “libretto delle votazioni” che esiste in Svizzera. Un opuscolo informativo distribuito agli elettori prima del referendum, con le ragioni del sì e del no. L’unica pecca è che non hanno accettato il quorum 0, adeguandosi al livello regionale: massimo 25% di quorum. Tuttavia, è possibile il voto postale, come in Svizzera.

 

Nenad Stojanović – Politologo dell’Università di Ginevra, Svizzera

In Svizzera abbiamo: voto postale, quorum 0, referendum finanziario, propositivo, abrogativo. Spesso non ci rendiamo conto del vantaggio che abbiamo. Eppure, in Europa dopo la Svizzera è l’Italia il paese con più strumenti e maggior uso di democrazia diretta.

In questo momento sto coordinando una proposta per far sì che i giudici del Tribunale Federale Svizzero non siano più eletti dal Parlamento ma scelti per sorteggio. C’è stata una raccolta firme e ci sarà referendum. Vedremo se il sorteggio tornerà al centro del sistema anche in Svizzera, come era nell’800.

Tuttavia, niente è perfetto, e quindi la domanda è: come si può migliorare anche democrazia svizzera? Insieme ad altri accademici ho realizzato un esperimento nella città svizzera di Sion, capitale del cantone del Valdese, che prende spunto da un’iniziativa chiamata “Citizens Initiative Review”, molto usata nello stato USA dell’Oregon. dove abbiamo sorteggiato 20 cittadini (su 30 mila abitanti). In 4 weekend essi hanno deliberato sull’oggetto di un referendum popolare che ha avuto luogo il 9 febbraio 2020 per chiedere abitazioni a prezzi accessibili. Il risultato delle deliberazioni è stato un documento di 2 pagine. Su un lato hanno riassunto l’oggetto della votazione e su l’altra pagina hanno individuato 3 argomenti per votare sì e 3 per votare no a questa iniziativa. Non hanno dato una raccomandazione di voto. Bensì hanno filtrato le informazioni avute nel rapporto con esperti e stakeholder durante i 4 weekend. Il rapporto è stato inviato a tutti gli aventi diritto di voto a Sion.

Abbiamo poi realizzato dei sondaggi con campione di 2500 persone per vedere l’impatto sugli altri votanti del rapporto. Due dati interessanti:

– Circa 50% ha letto il rapporto e lo ha trovato utile per prendere una decisone di voto. Ciò significa che quel che dicono partiti e media viene dopo come livello di affidabilità e importanza.

– È stato chiesto se hanno fiducia in quello che hanno fatto i 20 concittadini sorteggiati rispetto al loro grado di fiducia nel Parlamento, in una scala da 1 a 7. Il risultato è in media 4,7 che è leggermente superiore al risultato per il Parlamento pari a 4,5. Significa che la legittimità di un organo di cittadini sorteggiati non è minore rispetto a quello di un organo eletto! Questa è invece una critica frequente. Ebbene io rispondo: per sapere se questi organi hanno legittimità bisogna chiedere ai cittadini!

Ciò che più mi ha sorpreso è ricevere, dopo l’esperimento, chiamate e e-mail da vari politici di vari cantoni svizzeri, interessati a saperne di più. C’è stato anche molto interesse mediatico.

E un altro aspetto di cui tener conto quando si parla di tematiche complicate è di non sopravvalutare la capacità dei politici di capire le materie complesse. I 20 cittadini di Sion sono stati assolutamente in grado di capite una materia cosi complicata ed avere alla fine un’opinione chiara sul tema.

 

Maurizio Caserta – Economista dell’Università di Catania

Nel 2012 ho scritto con altri colleghi accademici un libro circa le virtù del sorteggio, descrivendo il modo in cui un’Assemblea elettiva può essere migliorata col sorteggio.

Lo scopo dello studio era migliorare l’efficienza del processo decisionale. Ovvero, migliorare il prodotto delle Assemblee deliberanti, riformando queste.

L’assunto iniziale è che esista un ordinamento dove si può distinguere precisamente cosa è bene e cosa è male. È una logica applicabile anche oggi: è bene ciò che garantisce a tutti una ripresa adeguata ed è male ciò che riserva il beneficio a pochi.

Sin dall’origine abbiamo cercato di capire come far convergere due esigenze fondamentali: il rispetto della rappresentanza (pluralità di posizioni) e la capacità decisionale.

La virtù di una Assemblea eletta è garantire la presa delle decisioni, ma c’è un vizio: ciascun partito usa la regola della disciplina di partito quindi non c’è una vera discussione. Si può ipotizzare che le decisioni prese siano una volta buone ed una volta cattive.

La virtù di un’Assemblea sorteggiata è che i cittadini rappresentano le istanze della comunità e non verranno approvate proposte molto scadenti che piacciono solo a pochi, ma solo quelle che piacciono a tanti. Vizio: si potrebbe rallentare tutto troppo perché le maggioranze sono difficili da costruire.

Unendo i due sistemi, si possono combinare le virtù! La capacità di decisione e il rispetto delle istanze delle comunità di provenienza dei soggetti. Esiste un numero di sorteggiati che combinati con gli eletti produce il miglior risultato possibile di un’Assemblea deliberativa.  

A chi chiede “sceglieresti un chirurgo con un’estrazione a sorte?” rispondo che non ha senso la domanda. Il punto non è scegliere il chirurgo con un’estrazione, ma scegliere il chirurgo che è apprezzato dal maggior numero possibile di persone. E questo sistema è possibile solo se la scelta è lasciata alle persone comuni.

Altra domanda: ma un Parlamento deve essere fatta da dottori? No. L’assemblea rappresentativa prende decisioni su ciò che è meglio per la comunità che rappresenta. Il Parlamento ha già oggi una struttura tecnico-amministrativa per fornire competenze necessarie e qualificare le proposte. L’expertise del politico è la rappresentanza e la decisione informata, non la tecnica.

 

Ha moderato Lorenzo Mineo – Coordinatore di Democrazia Radicale e Coordinatore di democrazia e diritti politici per Eumans

 

 

L’APPUNTAMENTO SETTIMANALE

Tutte le settimane il venerdì alle 18:00 saranno con noi esperti di settore, ma anche gruppi d’interesse e associazioni civiche, per ascoltare voci diverse e affrontare di volta in volta nuovi temi, come si fa nelle esperienze di democrazia deliberativa da cui prendiamo spunto.

 

Politici Per Caso: Democrazia – pratiche e modelli, tra locale e globale – 22/05/2020

La Democrazia è in costante evoluzione. Nuove pratiche vengono sperimentate nel mondo a tutti i livelli amministrativi: città, province, regioni, stati… 

Ma non è solo la pratica a far compiere passi avanti alla Democrazia. Anche la teoria negli ultimi anni ha portato alla luce studi e modelli interessanti ed innovativi. 

 

Abbiamo parlato di tutto questo con:

 

Marco Cappato – Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Fondatore di Eumans

Ciò che osserviamo è che la politica elettorale è per sua natura votata al breve periodo e al livello per lo più nazionale. La democrazia deliberativa integra quella elettorale per affrontare in modo adeguato temi di lungo periodo e temi di ordine locale o transnazionale.

Nel XXI secolo, dobbiamo anche capire che l’online e il telematico non sono la panacea ma possono svolgere un grande ruolo in democrazia per rimediare ad alcuni deficit democratici. Ad esempio, la sottoscrizione online di una iniziativa di legge in Italia non è possibile. A livello europeo sì, con le ECI “European Citizens Initiative”. Come l’iniziativa stopglobalwarming.eu che propone di abbassare le emissioni di CO2, tassandole, per tagliare così le tasse sul lavoro.

 

Daniela FilbierPresidente Più Democrazia in Trentino

La democrazia è una cassetta degli attrezzi: elettorale, diretta, deliberativa, a sorteggio. Talvolta è meglio ricorrere a un tipo di democrazia, altre volte meglio ricorrere a un’altra. Per capire come e quando usarle, bisogna guardare al locale e all’internazionale per prendere spunto dalle esperienze. Ve ne sono di importanti e di pessime. Molto importanti sono le esperienze nei comuni, ciò che più di tutto sta vicino ai cittadini. Perché la democrazia la si comprende quando la si può esercitare.

Rispetto a Trento, nella provincia gemella di Bolzano sono molto più avanti, hanno una legge completa sulla democrazia diretta. Tuttavia, in alcuni comuni della Provincia di Trento noi abbiamo ottenuto lo stesso risultato, anzi forse migliore. È stato elaborato un nuovo statuto comunale dopo tre anni di lavoro che contiene strumenti molto innovativi: l’iniziativa dei cittadini; il referendum propositivo e confermativo su un numero ampliato di materie, anche quelle urbanistiche, prima escluse. Non solo, ma possono essere messe a referendum anche le delibere del Comune, con la raccolta di un piccolo numero di firme. Abbiamo introdotto inoltre il “libretto delle votazioni” che esiste in Svizzera. Un opuscolo informativo distribuito agli elettori prima del referendum, con le ragioni del sì e del no. L’unica pecca è che non hanno accettato il quorum 0, adeguandosi al livello regionale: massimo 25% di quorum. Tuttavia, è possibile il voto postale, come in Svizzera.

 

Nenad Stojanović – Politologo dell’Università di Ginevra, Svizzera

In Svizzera abbiamo: voto postale, quorum 0, referendum finanziario, propositivo, abrogativo. Spesso non ci rendiamo conto del vantaggio che abbiamo. Eppure, in Europa dopo la Svizzera è l’Italia il paese con più strumenti e maggior uso di democrazia diretta.

In questo momento sto coordinando una proposta per far sì che i giudici del Tribunale Federale Svizzero non siano più eletti dal Parlamento ma scelti per sorteggio. C’è stata una raccolta firme e ci sarà referendum. Vedremo se il sorteggio tornerà al centro del sistema anche in Svizzera, come era nell’800.

Tuttavia, niente è perfetto, e quindi la domanda è: come si può migliorare anche democrazia svizzera? Insieme ad altri accademici ho realizzato un esperimento nella città svizzera di Sion, capitale del cantone del Valdese, che prende spunto da un’iniziativa chiamata “Citizens Initiative Review”, molto usata nello stato USA dell’Oregon. dove abbiamo sorteggiato 20 cittadini (su 30 mila abitanti). In 4 weekend essi hanno deliberato sull’oggetto di un referendum popolare che ha avuto luogo il 9 febbraio 2020 per chiedere abitazioni a prezzi accessibili. Il risultato delle deliberazioni è stato un documento di 2 pagine. Su un lato hanno riassunto l’oggetto della votazione e su l’altra pagina hanno individuato 3 argomenti per votare sì e 3 per votare no a questa iniziativa. Non hanno dato una raccomandazione di voto. Bensì hanno filtrato le informazioni avute nel rapporto con esperti e stakeholder durante i 4 weekend. Il rapporto è stato inviato a tutti gli aventi diritto di voto a Sion.

Abbiamo poi realizzato dei sondaggi con campione di 2500 persone per vedere l’impatto sugli altri votanti del rapporto. Due dati interessanti:

– Circa 50% ha letto il rapporto e lo ha trovato utile per prendere una decisone di voto. Ciò significa che quel che dicono partiti e media viene dopo come livello di affidabilità e importanza.

– È stato chiesto se hanno fiducia in quello che hanno fatto i 20 concittadini sorteggiati rispetto al loro grado di fiducia nel Parlamento, in una scala da 1 a 7. Il risultato è in media 4,7 che è leggermente superiore al risultato per il Parlamento pari a 4,5. Significa che la legittimità di un organo di cittadini sorteggiati non è minore rispetto a quello di un organo eletto! Questa è invece una critica frequente. Ebbene io rispondo: per sapere se questi organi hanno legittimità bisogna chiedere ai cittadini!

Ciò che più mi ha sorpreso è ricevere, dopo l’esperimento, chiamate e e-mail da vari politici di vari cantoni svizzeri, interessati a saperne di più. C’è stato anche molto interesse mediatico.

E un altro aspetto di cui tener conto quando si parla di tematiche complicate è di non sopravvalutare la capacità dei politici di capire le materie complesse. I 20 cittadini di Sion sono stati assolutamente in grado di capite una materia cosi complicata ed avere alla fine un’opinione chiara sul tema.

 

Maurizio Caserta – Economista dell’Università di Catania

Nel 2012 ho scritto con altri colleghi accademici un libro circa le virtù del sorteggio, descrivendo il modo in cui un’Assemblea elettiva può essere migliorata col sorteggio.

Lo scopo dello studio era migliorare l’efficienza del processo decisionale. Ovvero, migliorare il prodotto delle Assemblee deliberanti, riformando queste.

L’assunto iniziale è che esista un ordinamento dove si può distinguere precisamente cosa è bene e cosa è male. È una logica applicabile anche oggi: è bene ciò che garantisce a tutti una ripresa adeguata ed è male ciò che riserva il beneficio a pochi.

Sin dall’origine abbiamo cercato di capire come far convergere due esigenze fondamentali: il rispetto della rappresentanza (pluralità di posizioni) e la capacità decisionale.

La virtù di una Assemblea eletta è garantire la presa delle decisioni, ma c’è un vizio: ciascun partito usa la regola della disciplina di partito quindi non c’è una vera discussione. Si può ipotizzare che le decisioni prese siano una volta buone ed una volta cattive.

La virtù di un’Assemblea sorteggiata è che i cittadini rappresentano le istanze della comunità e non verranno approvate proposte molto scadenti che piacciono solo a pochi, ma solo quelle che piacciono a tanti. Vizio: si potrebbe rallentare tutto troppo perché le maggioranze sono difficili da costruire.

Unendo i due sistemi, si possono combinare le virtù! La capacità di decisione e il rispetto delle istanze delle comunità di provenienza dei soggetti. Esiste un numero di sorteggiati che combinati con gli eletti produce il miglior risultato possibile di un’Assemblea deliberativa.  

A chi chiede “sceglieresti un chirurgo con un’estrazione a sorte?” rispondo che non ha senso la domanda. Il punto non è scegliere il chirurgo con un’estrazione, ma scegliere il chirurgo che è apprezzato dal maggior numero possibile di persone. E questo sistema è possibile solo se la scelta è lasciata alle persone comuni.

Altra domanda: ma un Parlamento deve essere fatta da dottori? No. L’assemblea rappresentativa prende decisioni su ciò che è meglio per la comunità che rappresenta. Il Parlamento ha già oggi una struttura tecnico-amministrativa per fornire competenze necessarie e qualificare le proposte. L’expertise del politico è la rappresentanza e la decisione informata, non la tecnica.

 

Ha moderato Lorenzo Mineo – Coordinatore di Democrazia Radicale e Coordinatore di democrazia e diritti politici per Eumans

 

 

L’APPUNTAMENTO SETTIMANALE

Tutte le settimane il venerdì alle 18:00 saranno con noi esperti di settore, ma anche gruppi d’interesse e associazioni civiche, per ascoltare voci diverse e affrontare di volta in volta nuovi temi, come si fa nelle esperienze di democrazia deliberativa da cui prendiamo spunto.

 

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