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Politici Per Caso: tra partecipazione, facilitazione e istituzionalizzazione

La democrazia deliberativa significa pratiche ed esperienze reali ma anche studi accademici e teorie.
Chi poteva meglio spiegare questo nesso tra pratica e teoria della democrazia deliberativa di Rodolfo Lewanski, professore dell’Università di Bologna ed ex Autorità per la partecipazione della Regione Toscana?

Quando si parla di pratiche deliberative è poi fondamentale il lavoro di chi gestisce la deliberazione e tutte le fasi che la precedono. Per questo è stata con noi Martina Francesca, esperta facilitatrice, che ha avuto un’esperienza come moderatrice anche in una Citizens’ Assembly a Londra.

 

Infine, è possibile istituzionalizzare queste pratiche di democrazia aleatoria deliberativa e partecipativa? In altre parole, si possono creare organi permanenti composti da cittadini sorteggiati? Ne ha parlato, tra le altre cose, Samuele Nannoni di Oderal. 

 

Ecco i passaggi principali degli interventi. 

 

Marco Cappato – Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Fondatore di Eumans

Abbiamo un duplice obiettivo: rafforzare gli strumenti per la partecipazione civica con riforme istituzionali e attuare questi strumenti in modo autogestito.

Sull’aspetto di riforma, con Politici Per Caso abbiamo una proposta di iniziativa popolare e una petizione finalizzate a realizzare una Assemblea dei Cittadini per decidere, ad esempio, come si andranno a spendere i soldi per la ripresa economica post coronavirus. Si tratta di temi che non possono e non devono essere lasciati solo agli esperti e ai partiti, ma anche affidati al confronto coi cittadini.

Per la parte sperimentale, siamo aperti al confronto e alla collaborazione con associazioni, organizzazioni e fondazioni della società civile per realizzare una prima esperienza in Italia di Assemblea dei Cittadini dal basso.

 

Rodolfo LewanskiPolitologo dell’Università di Bologna, ex Autorità per la partecipazione della Regione Toscana

Comincio col dire che non amo parlare di “Democrazia deliberativa”, ma piuttosto di “Partecipazione deliberativa”. Che la Democrazia debba essere deliberativa è scontato, o dovrebbe esserlo…

Circa la partecipazione, è senz’altro un termine usato oggi troppo a sproposito.

Partiamo da un’evidenza innegabile: c’è una crisi della democrazia e c’è quindi la necessità di rinnovarla. Ma si incontra la resistenza diretta delle élite politiche. Parlo sulla base della mia esperienza diretta in Toscana, dove gli amministratori locali mi dicevano “io ho un mandato, sono stato eletto, non vedo la necessità di cedere parte del mio potere politico ai cittadini”. Comprensibile, ma testimonia che non si comprende la crisi…

 

Ci sono due problemi. Il primo è giuridico. La Costituzione, ad esempio, non prevede che il potere legislativo possa essere affidato a dei cittadini estratti a sorte. Tuttavia, come dico spesso, nemmeno lo esclude. E comunque, la costituzione si può cambiare, non è immutabile.  

Ma il vero problema è culturale. Spaventa la presunta mancanza di competenza dei cittadini. Per questo è necessario convincere le élite e l’opinione pubblica che le decisioni prese con il coinvolgimento diretto di cittadini sono non soltanto legittime, ma anche comprovatamene di buona qualità. Ciò è dato, tra le altre cose, al fenomeno dell’intelligenza collettiva.

 

Perché il sorteggio? Il suo presupposto è l’uguaglianza politica dei cittadini, oggi poco praticata. Si tratta del metodo più equo che esista. Ma non solo. È molto probabile che le scelte siano prese da un campione (quanto più ampio possibile) della società siano uno pecchio delle scelte della società stessa. La rappresentanza sociale del campione sociale sostituisce quindi la rappresentatività elettorale.

 

Per fare bene le cose, è necessario istituire la partecipazione. Rendere i processi deliberativi regolari e permanenti. O modificando le istituzioni esistenti, creandone magari delle altre (una seconda camera?) o istituendo la partecipazione stessa: quando ci sono processi di un certo tipo i cittadini devono essere necessariamente coinvolti!

 

Un ultimo ammonimento: ricordiamoci che si impara a partecipare soltanto partecipando!

 

Martina Francescaesperta facilitatrice

 

Due concetti sono centrali nei processi deliberativi: intelligenza collettiva e qualità delle scelte prese. La facilitazione ha un ruolo molto importante. Perché ciò che succederebbe spontaneamente con un gruppo di persone intorno a un tavolo che deve arrivare a una decisione su un tema complesso, non sempre si chiamerebbe “intelligenza collettiva”. Si instaurano dinamiche che non è detto che comprendano ascolto e comprensione degli altri, ma dove prevale la prevaricazione dei più forti sui più deboli e la prospettiva che ci debba essere una visione vincente ed una perdente. Ma ciò non aiuta quando si affrontano temi complessi dove è importante ascoltare diversi punti di vista; ovvero varie sfaccettature del problema. Spesso si hanno situazioni con conflitti e tensioni tra aspetti entrambi importanti. Ad esempio, la necessità di una ripresa economica e di affrontare il cambiamento climatico. Non sono una giusta e una no, lo sono entrambe e vanno integrate.

 

Nei processi deliberativi l’importante non è solo il cosa ma anche il come. La facilitazione si occupa del processo. Lo scopo è far sì che le condizioni che si creano ai tavoli siano le migliori per far venire fuori l’intelligenza collettiva. Esistono molti approcci diversi. Tutti stimolano l’interazione, il dialogo, l’intento di comprendersi, l’apertura ad ascoltare in un contesto di fiducia.

 

La mia esperienza a Londra è stata in una Citizens’ Assembly su come evitare l’aumento dell’odio e come fare perché le persone si sentissero sicure, realizzata nel quartiere di Waltham Forest; tra quelli a maggior diversità etnica. Ha riunito 45 cittadini sorteggiati per 5 giornate. Il sorteggio è stato importante perché ha permesso di partecipare a tante persone che altrimenti non avrebbero preso parte. Le prime 2 giornate sono state di formazione con associazioni locali, esperti, persone che erano state vittime ed hanno portato la loro testimonianza, presentazione di ricerche, dati ecc. La terza e quarta giornata c’è stato lo sviluppo delle raccomandazioni. L’ultimo giorno la votazione su tutte le raccomandazioni e la presentazione dei risultati ai rappresentanti del Consiglio del quartiere. Circa la facilitazione, il nostro ruolo è stato quello di sostenere e supportare i tavoli di lavoro lungo tutte le fasi. Soprattutto il terzo giorno il lavoro è stato cruciale per permettere di far emergere dai tavoli la visione del quartiere, raccogliere idee condivise e poi individuate le aree d’azione.

 

Samuele NannoniCoordinatore di Oderal

 

Se prendiamo come origine dei moderni sistemi democratici la metà del ‘700, vediamo che fino al 1989 le società erano chiaramente suddivise in blocchi e categorie. Prima sociali (nobiltà, borghesia, popolo), poi ideologiche (comunisti, non-comunisti). Oggi non è più così. Citando Bauman, siamo in una società liquida. L’assetto democratico deve prendere coscienza di questo cambiamento epocale.

Parallelamente, lo sviluppo tecnologico ha permesso una comunicazione rapida ad appannaggio di tutti. Paradossalmente, sotto questo punto di vista siamo più vicini all’antica Atene che non alla Francia del ‘700. Internet è l’Agorà di allora. Tutti possono quindi intervenire nel dibattito pubblico, ma rimangono inascoltati perché la politica rimane un sistema autoreferenziale, chiuso. Ciò ingenera frustrazione.

 

Se parliamo di istituzionalizzare nuove pratiche democratiche deliberative e partecipative, nuovi organi a composizione randomica, non dobbiamo temere di essere “troppo visionari”. È vero che in Costituzione non è prevista la possibilità di un potere legislativo affidato a un organo composto da cittadini estratti a sorte, ma neppure il bilancio di pareggio era contemplato dai padri costituenti. Le Costituzioni sono fatte dagli uomini per gli uomini. Come tali, non sono sacre, né eterne o immodificabili. Nel mondo esistono varie proposte di riforme istituzionali, ad esempio per una seconda camera del Parlamento sorteggiata. In alcuni casi le riforme sono divenute realtà! Nella Regione Ostbelgiendel Belgio hanno creato addirittura due organi sorteggiati che affiancano il Parlamento regionale. Così come nella Regione di Bruxelles esistono delle “commissioni deliberative” composte da 15 parlamentari e 45 cittadini sorteggiati, che affiancano le commissioni parlamentari col compito di deliberare sulle tematiche di cui si occupano.

 

Ha moderato Lorenzo Mineo – Coordinatore di Democrazia Radicale e Coordinatore di democrazia e diritti politici per Eumans

 

 

L’APPUNTAMENTO SETTIMANALE

Tutte le settimane il venerdì alle 18:00 saranno con noi esperti di settore, ma anche gruppi d’interesse e associazioni civiche, per ascoltare voci diverse e affrontare di volta in volta nuovi temi, come si fa nelle esperienze di democrazia deliberativa da cui prendiamo spunto.

 

Politici Per Caso: tra partecipazione, facilitazione e istituzionalizzazione

La democrazia deliberativa significa pratiche ed esperienze reali ma anche studi accademici e teorie.
Chi poteva meglio spiegare questo nesso tra pratica e teoria della democrazia deliberativa di Rodolfo Lewanski, professore dell’Università di Bologna ed ex Autorità per la partecipazione della Regione Toscana?

Quando si parla di pratiche deliberative è poi fondamentale il lavoro di chi gestisce la deliberazione e tutte le fasi che la precedono. Per questo è stata con noi Martina Francesca, esperta facilitatrice, che ha avuto un’esperienza come moderatrice anche in una Citizens’ Assembly a Londra.

 

Infine, è possibile istituzionalizzare queste pratiche di democrazia aleatoria deliberativa e partecipativa? In altre parole, si possono creare organi permanenti composti da cittadini sorteggiati? Ne ha parlato, tra le altre cose, Samuele Nannoni di Oderal. 

 

Ecco i passaggi principali degli interventi. 

 

Marco Cappato – Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Fondatore di Eumans

Abbiamo un duplice obiettivo: rafforzare gli strumenti per la partecipazione civica con riforme istituzionali e attuare questi strumenti in modo autogestito.

Sull’aspetto di riforma, con Politici Per Caso abbiamo una proposta di iniziativa popolare e una petizione finalizzate a realizzare una Assemblea dei Cittadini per decidere, ad esempio, come si andranno a spendere i soldi per la ripresa economica post coronavirus. Si tratta di temi che non possono e non devono essere lasciati solo agli esperti e ai partiti, ma anche affidati al confronto coi cittadini.

Per la parte sperimentale, siamo aperti al confronto e alla collaborazione con associazioni, organizzazioni e fondazioni della società civile per realizzare una prima esperienza in Italia di Assemblea dei Cittadini dal basso.

 

Rodolfo LewanskiPolitologo dell’Università di Bologna, ex Autorità per la partecipazione della Regione Toscana

Comincio col dire che non amo parlare di “Democrazia deliberativa”, ma piuttosto di “Partecipazione deliberativa”. Che la Democrazia debba essere deliberativa è scontato, o dovrebbe esserlo…

Circa la partecipazione, è senz’altro un termine usato oggi troppo a sproposito.

Partiamo da un’evidenza innegabile: c’è una crisi della democrazia e c’è quindi la necessità di rinnovarla. Ma si incontra la resistenza diretta delle élite politiche. Parlo sulla base della mia esperienza diretta in Toscana, dove gli amministratori locali mi dicevano “io ho un mandato, sono stato eletto, non vedo la necessità di cedere parte del mio potere politico ai cittadini”. Comprensibile, ma testimonia che non si comprende la crisi…

 

Ci sono due problemi. Il primo è giuridico. La Costituzione, ad esempio, non prevede che il potere legislativo possa essere affidato a dei cittadini estratti a sorte. Tuttavia, come dico spesso, nemmeno lo esclude. E comunque, la costituzione si può cambiare, non è immutabile.  

Ma il vero problema è culturale. Spaventa la presunta mancanza di competenza dei cittadini. Per questo è necessario convincere le élite e l’opinione pubblica che le decisioni prese con il coinvolgimento diretto di cittadini sono non soltanto legittime, ma anche comprovatamene di buona qualità. Ciò è dato, tra le altre cose, al fenomeno dell’intelligenza collettiva.

 

Perché il sorteggio? Il suo presupposto è l’uguaglianza politica dei cittadini, oggi poco praticata. Si tratta del metodo più equo che esista. Ma non solo. È molto probabile che le scelte siano prese da un campione (quanto più ampio possibile) della società siano uno pecchio delle scelte della società stessa. La rappresentanza sociale del campione sociale sostituisce quindi la rappresentatività elettorale.

 

Per fare bene le cose, è necessario istituire la partecipazione. Rendere i processi deliberativi regolari e permanenti. O modificando le istituzioni esistenti, creandone magari delle altre (una seconda camera?) o istituendo la partecipazione stessa: quando ci sono processi di un certo tipo i cittadini devono essere necessariamente coinvolti!

 

Un ultimo ammonimento: ricordiamoci che si impara a partecipare soltanto partecipando!

 

Martina Francescaesperta facilitatrice

 

Due concetti sono centrali nei processi deliberativi: intelligenza collettiva e qualità delle scelte prese. La facilitazione ha un ruolo molto importante. Perché ciò che succederebbe spontaneamente con un gruppo di persone intorno a un tavolo che deve arrivare a una decisione su un tema complesso, non sempre si chiamerebbe “intelligenza collettiva”. Si instaurano dinamiche che non è detto che comprendano ascolto e comprensione degli altri, ma dove prevale la prevaricazione dei più forti sui più deboli e la prospettiva che ci debba essere una visione vincente ed una perdente. Ma ciò non aiuta quando si affrontano temi complessi dove è importante ascoltare diversi punti di vista; ovvero varie sfaccettature del problema. Spesso si hanno situazioni con conflitti e tensioni tra aspetti entrambi importanti. Ad esempio, la necessità di una ripresa economica e di affrontare il cambiamento climatico. Non sono una giusta e una no, lo sono entrambe e vanno integrate.

 

Nei processi deliberativi l’importante non è solo il cosa ma anche il come. La facilitazione si occupa del processo. Lo scopo è far sì che le condizioni che si creano ai tavoli siano le migliori per far venire fuori l’intelligenza collettiva. Esistono molti approcci diversi. Tutti stimolano l’interazione, il dialogo, l’intento di comprendersi, l’apertura ad ascoltare in un contesto di fiducia.

 

La mia esperienza a Londra è stata in una Citizens’ Assembly su come evitare l’aumento dell’odio e come fare perché le persone si sentissero sicure, realizzata nel quartiere di Waltham Forest; tra quelli a maggior diversità etnica. Ha riunito 45 cittadini sorteggiati per 5 giornate. Il sorteggio è stato importante perché ha permesso di partecipare a tante persone che altrimenti non avrebbero preso parte. Le prime 2 giornate sono state di formazione con associazioni locali, esperti, persone che erano state vittime ed hanno portato la loro testimonianza, presentazione di ricerche, dati ecc. La terza e quarta giornata c’è stato lo sviluppo delle raccomandazioni. L’ultimo giorno la votazione su tutte le raccomandazioni e la presentazione dei risultati ai rappresentanti del Consiglio del quartiere. Circa la facilitazione, il nostro ruolo è stato quello di sostenere e supportare i tavoli di lavoro lungo tutte le fasi. Soprattutto il terzo giorno il lavoro è stato cruciale per permettere di far emergere dai tavoli la visione del quartiere, raccogliere idee condivise e poi individuate le aree d’azione.

 

Samuele NannoniCoordinatore di Oderal

 

Se prendiamo come origine dei moderni sistemi democratici la metà del ‘700, vediamo che fino al 1989 le società erano chiaramente suddivise in blocchi e categorie. Prima sociali (nobiltà, borghesia, popolo), poi ideologiche (comunisti, non-comunisti). Oggi non è più così. Citando Bauman, siamo in una società liquida. L’assetto democratico deve prendere coscienza di questo cambiamento epocale.

Parallelamente, lo sviluppo tecnologico ha permesso una comunicazione rapida ad appannaggio di tutti. Paradossalmente, sotto questo punto di vista siamo più vicini all’antica Atene che non alla Francia del ‘700. Internet è l’Agorà di allora. Tutti possono quindi intervenire nel dibattito pubblico, ma rimangono inascoltati perché la politica rimane un sistema autoreferenziale, chiuso. Ciò ingenera frustrazione.

 

Se parliamo di istituzionalizzare nuove pratiche democratiche deliberative e partecipative, nuovi organi a composizione randomica, non dobbiamo temere di essere “troppo visionari”. È vero che in Costituzione non è prevista la possibilità di un potere legislativo affidato a un organo composto da cittadini estratti a sorte, ma neppure il bilancio di pareggio era contemplato dai padri costituenti. Le Costituzioni sono fatte dagli uomini per gli uomini. Come tali, non sono sacre, né eterne o immodificabili. Nel mondo esistono varie proposte di riforme istituzionali, ad esempio per una seconda camera del Parlamento sorteggiata. In alcuni casi le riforme sono divenute realtà! Nella Regione Ostbelgiendel Belgio hanno creato addirittura due organi sorteggiati che affiancano il Parlamento regionale. Così come nella Regione di Bruxelles esistono delle “commissioni deliberative” composte da 15 parlamentari e 45 cittadini sorteggiati, che affiancano le commissioni parlamentari col compito di deliberare sulle tematiche di cui si occupano.

 

Ha moderato Lorenzo Mineo – Coordinatore di Democrazia Radicale e Coordinatore di democrazia e diritti politici per Eumans

 

 

L’APPUNTAMENTO SETTIMANALE

Tutte le settimane il venerdì alle 18:00 saranno con noi esperti di settore, ma anche gruppi d’interesse e associazioni civiche, per ascoltare voci diverse e affrontare di volta in volta nuovi temi, come si fa nelle esperienze di democrazia deliberativa da cui prendiamo spunto.

 

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